Locandina saggezza del pallone 6

Quando Antonio Conte trasformò la Juventus in squadra

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Locandina saggezza del pallone 6

 

Antonio Conte arrivò alla Juventus nella stagione 2011 – 2012, dopo due anni con Luigi Del Neri allenatore e due settimi posti, con eliminazione dalla competizione dalle coppe Europee. Antonio Conte trovò una Juventus priva di una vera identità, un’accozzaglia di calciatori, svogliati e fannulloni. Lontani da quei calciatori che hanno scritto pagine e pagine di storia bianconera. Antonio Conte ha portato il Dna di cosa significa stare e indossare la maglia bianconera della Juventus. Ha portato la cultura del lavoro e di lottare e avere fame di conquistare vittorie e trofei. Cosa che nel tempo dal ritorno in serie A, aveva perso e forse l’unico allenatore che ha cercato di dare qualcosa è stato Claudio Ranieri. 

Non ha avuto vita facile all’inizio, molti si lamentavano del suo metodo di lavoro, ma a questi personaggi rispondeva in questo modo: “A che posto sei arrivato lo scorso anno”? Lavora. Piano piano ha trasformato un 4-2-4 di partenza in base ai giocatori messi a disposizione dalla società in un 3-5-2. Un marchio di fabbrica esportato in maggior parte delle squadre allenate successivamente. Un marchio di fabbrica che ha permesso di vincere nove scudetti consecutivamente, dove il signor Massimiliano Allegri ha usufruito e con il tempo ha distrutto, cosa che non è accaduto all’Inter, dove con l’uscita di Antonio Conte, Beppe Marotta, invece di prendere il livornese all’epoca libero, come aveva fatto alla Juventus e conoscendo il suo modo di lavorare, ha preso Simone Inzaghi, per proseguire sul lavoro iniziato da Antonio Conte. I risultati si sono visti.

Oggi Antonio Conte allena il Tottenham e da quando è arrivato a trasformato l’accozzaglia di calciatori in una squadra, con la fame di raggiungere vittorie e successi. Con i suoi difetti e numerosi pregi da allenatore, Conte è uno dei migliori allenatori in circolazione. Non dimentichiamoci se il Tottenham quest’anno potrà giocare la Champions League lo deve a lui.

Alla Juventus invece cosa resta purtroppo, quello di essere ritornata quella squadra priva del vero Dna di Juventinità, perso con scelte sbagliate e approssimative di una società che si è sentita appagata dei successi ottenuti, con un mercato sbagliato fatto non di idee ma solo per il gusto di spendere soldi, pagando in modo sproporzionato e affidandosi ad un allenatore gestore ma privo di una vera e propria identità propria da trasmettere ai suoi calciatori, in poche parole una vera e propria accozzaglia. 

Prendere calciatori tanto per prenderli, senza avere un idea di come schierali in campo non servirà a nulla. Gli effetti sono ben evidenti e solo se non li vuoi vedere non li vedi e quindi le colpe maggiori li ha la società che non prende seri provvedimenti. Ma quando hai una cultura del non lavoro, non potrai andare molto lontano.

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