Il Var una Ferrari in mano a neo patentati e alcolisti anonimi

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Locandina saggezza del pallone 44

 

Una giornata, la sesta di campionato di serie A, indimenticabile in negativo delle nefandezze sprigionate dalla sala Var di Lissone. Premesso, il Var doveva essere e non è stata, la moviola da tenere in campo e far intervenire in caso di dubbio o episodi sfuggiti all’arbitro, e no a servizio di sagome trasparenti, sedute su comode poltrone pronte ad intervenire spesso in modo errato, spargendo dubbi e perplessità sul suo utilizzo, importante invece per eliminare o ridurre le polemiche. No un mezzo messo a disposizione degli arbitri per decidere le partite e l’esito dei campionati. Un mezzo utilissimo, dove la categoria arbitrale sente ledere la sua autorità in campo come giudice supremo. Il Var per essere credibile deve ritornare negli stadi in forma di moviola, dove a decidere dopo aver visto le immagini è l’arbitro in campo e no questa fantomatica figura, distante chilometri e chilometri da dove si gioca. Non me ne vogliano le squadre lombarde, ma vista la posizione logistica, sono le uniche a beneficiarne.

Troppi arbitri a dirigere una partita, e come si dice, quando ci sono più galli a cantare non fa mai giorno. Bisogna sottolineare un elemento molto importante da non sottovalutare, i primi a voler il Var sono gli arbitri stessi, per i motivi sopra scritti e stanno facendo di tutto per cadere la credibilità e quindi farlo togliere, in modo da creare sempre di più la loro sudditanza e nascondere sempre di più gli errori commessi in ogni gara. Ieri non solo a Torino, dove è stato raggiunto il massimo della nefandezza e nessuno si offenda, un pizzico di malafede, nell’operato di arbitro e Var. Una giornata sfortunata per la categoria con decisioni discutibili non solo a Torino dov’è stato raggiunto l’apice dell’errore, ma anche in altri campi di Bologna, Lecce e molti altri.

La sala Var di Lissone è stato uno sperpero di danaro per realizzare la stanza dell’orrore, dove invece di correggere gli errori, sono stati amplificati, inducendo i tifosi a non credere più in questo strumento e nella credibilità del calcio. Il Var o meglio la moviola deve ritornare negli stadi con un tecnico a disposizione dell’unico arbitro, a cui far rivedere le immagini dubbie. Questo sport è alle prese con innumerevoli problemi, e cosi facendo si rischia di ledere ancora di più questo sistema, con il rischio di far crollare la credibilità e aumentare i problemi di natura economica e sostenibilità. La sala Var di Lissone poteva essere evitata.

Purtroppo il primo dubbio sulla credibilità della categoria arbitrale sono i vertici e in particolare il designatore, responsabile della preparazione dei stessi arbitri. Giancarlo Rocchi è il primo colpevole di questo sistema e della gestione. In passato bastava un arbitro a dirigere una partita con errori molto inferiori, rispetto a quelli che oggi commettono un gruppo di arbitri, malgrado l’utilizzo del Var. Si calpestano i piedi, si fanno dispetti e molto altro. Il Var ha bisogno solo di un tecnico a disposizione dell’arbitro. Basta uno e solo uno a prendere le decisioni e no centomila. Come disse tempo fa Carlo Ancellotti, chi arbitra colui che vediamo in campo o l’ombra oscura presente a Lissone? Attendiamo ancora la risposta. Adesso si giustificheranno con motivazioni che cadranno dall’alto, come facci credere che il povero Cristo è morto di freddo e no sulla croce, immaginandoci tutti con la famosa anello al naso. Tipico costume della società italiana. Il popolo è ignorante e crede a tutto, anche agli asini che volano. Spero che questa volta la gente, e non solo in questo caso, si svegli.

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