ANDREA AGNELLI, LA JUVENTUS NON E’ UNA ONLUS

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Locandina saggezza del pallone 72

 

Il presidente della JuventusAndrea Agnelli, è intervenuto durante il convegno “Le seconde squadre in Italia e in Europa, modello per il futuro?”. L’incontro è in corso di svolgimento all’Allianz Stadium, in occasione del Next Gen Day, e vede protagonisti anche il presidente della Lega Serie A Lorenzo Casini, il presidente della FIGC Gabriele Gravina e quello della Lega Pro Francesco Ghirelli.

«Oggi noi non stiamo innovando, si tratta di copiare quello che gli altri fanno bene e farlo anche noi. Il passaggio delle seconde squadre è utilissimo, è un passaggio di sostenibilità. Se uno può costruirsi un calciatore in casa, non si investe per acquistarlo e anche la parte iniziale della retribuzione è più bassa e questo permette un percorso di sostenibilità per i club. Si danno giocatori alle Nazionali e questo è un vantaggio», ha esordito Agnelli sul tema.

«Sin dal mio arrivo nel 2010 si voleva il progetto delle seconde squadre. C’è voluto un momento di discontinuità per realizzarlo, perché alternativamente è stato molto difficile. Il primo anno fu stranissimo, perché i calciatori non capivano cosa fossero. Erano abituati ai prestiti e non capivano cosa rappresentassero. I giocatori della Juve dalla prima squadra all’U17 sono Juventusil valore è Juventus», ha aggiunto il numero uno bianconero.

E ancora sui problemi dei giovani in prima squadra: «In cinquant’anni di storia quanti giocatori dal settore giovanile della Juventus sono andati in prima squadra? Bettega. Una società come la Juventus non è una onlus, non lo fa per le Nazionali, alle Nazionali deve arrivare un beneficio indiretto. L’Italia ha circa 450 prestiti, l’Inghilterra 150 e gli altri 20 o 30, perché noi e l’Inghilterra non abbiamo le seconde squadre. Io mi devo tutelare, un calciatore giovane che può essere bravo lo devo bloccare, altrimenti me lo portano via e magari deve andare a giocare da qualche parte».

Poi, una battuta sui costi e una critica al peso decisionale dei club: «Con le seconde squadre i migliori si tengono, si formano e arrivano. La cifra di 1,2 milioni è stato il pegno del 2018. Noi partecipiamo alle assemblee senza diritto di voto. La Juventus arriva, paga più degli altri e non può parlare. Oggi una seconda squadra può anche rischiare una retrocessione, e se la seconda squadra della Juventus retrocede la sciogliamo nell’acido. Dove li mettiamo i giocatori? Li sciogliamo nell’acido».

«Quello che è certo – ha concluso Agnelli – è che la seconda squadra consente di ridurre i costi della prima squadra in prospettiva. Il vero vantaggio economico ce l’ho quando il progetto va a regime, sui costi della prima squadra. Perché per Miretti e Fagioli, per esempio, l’investimento oggi è l’equivalente di 10-15 milioni e una retribuzione cinque volte più alta».

Non posso non essere d’accordo su quanto detto. Va cambiata la politica nella gestione e programmazione e nella sostenibilità delle società di calcio. I tempi sono duri per tutti e per poter proseguire, bisogna certamente cambiare registro e costruire i campioni in casa.

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